
Abbiamo di recente parlato di una fallacia di pertinenza. Continuamo il nostro viaggio nella logica vedendo all'opera un'inferenza deduttiva. L'esempio che traggo da Wikipedia è meteorologico-stradale (quindi siamo in argomento): 1 se piove, la strada è bagnata; 2 piove; conclusione: allora la strada è bagnata.
Se piove, la strada...
L'On. Beneamati presenta in luglio la sua interrogazione al Ministro dei Trasporti (ne abbiamo parlato qui); in questa dà per acquisito l'appoggio dei principali enti territoriali al progetto della Bretella: la Regione Emilia Romagna e la Provincia di Bologna, nei limiti delle loro competenze sembrano disponibili [sic] a supportare un percorso volto alla realizzazione di tale opera infrastrutturale di collegamento autostradale.
Essendo l'amministrazione provinciale immersa in un sonno beato e compiaciuto, è dalla Regione che giunge una reazione. Ugo Mazza, capogruppo in Consiglio Regionale di SD, contesta le affermazioni del parlamentare in questo modo
: della Bretella Reno-Setta non parla nessun atto di programmazione attualmente in vigore: non se ne parla nel PRIT (piano regionale trasporti), non ne parla il PTCP (Piano territoriale coordinamento provinciale); non ne parla lo stesso PMP presentato dalla Provincia e neppure le varianti che sono state presentate e approvate al PTCP stesso dall’Assemblea Legislativa; non ne parlano i PRG dei Comuni dell’alto e medio Reno, eventualmente interessati.
Mazza informa di aver presentato un Ordine del Giorno, in data 24 marzo 2009, in cui si impegna la Giunta Regionale a prendere in considerazione ogni ulteriore studio su tale infrastruttura SOLO dopo la approvazione da parte dell’Assemblea Legislativa degli indirizzi per la elaborazione del nuovo PRIT, ovviamente sulla base delle decisioni che saranno allora definite. L'OdG è stato presentato, oltre che da Mazza stesso, da Marco Monari, capogruppo PD, Mauro Bosi (PD) e Paolo Zanca, capogruppo uniti nell’Ulivo SDI. E, sorpresa!, è stato approvato con i voti dei consiglieri della maggioranza di centro-sinistra presenti in aula.
Quindi, al netto della polemica politica, la prima parte di questo ragionamento deduttivo può essere resa con: Se è nel PRIT, la Bretella si può fare.
Piove!
All'incontro di Porretta del 10 ottobre (ne abbiamo parlato ampiamente qui e là) è stata letta da parte del rappresentante del PD di Porretta una comunicazione fatta pervenire da Tiberio Rabboni, assessore regionale all'agricoltura
. Eccola.
[inizio deregistrazione]
Leggerò un'e-mail fatta pervenire dall'Assessore Regionale Tiberio Rabboni che per impegni sopraggiunti non potrà essere presente questa sera (...): Desidero confermarvi l'impegno della Regione Emilia Romagna che come sapete si è già prodotta nel finanziamento dello studio di fattibilità e nella trasmissione dello stesso studio ad Anas e ad Autostrade per l'Italia. All'Anas, che è l'ente statale preposto alle concessioni autostradali abbiamo chiesto di sostere l'opera e di inserirla nella propria programmazione come opera da co-finanziare e realizzare. La Bretella Reno-Setta verrà inoltre proposta per l'inserimento nel Piano Integrato dei Trasporti dell'Emilia Romagna, che verrà approvato dall'assemblea legislativa regionale il prossimo anno. Ringrazio infine l'On. Beneamati per l'iniziativa assunta in sede parlamentare che mi auguro possa favorire una decisione positiva da parte del Ministero delle Infrastrutture e dell'Anas. Tiberio Rabboni.
[fine deregistrazione]
Non la tirerò per le lunghe: avrete già capito che la seconda proposizione, quella cui è affidato il compito di affermare la verità della prima, è: la bretella è [più precisamente: sarà] nel PRIT.
Allora la strada è bagnata.
La conclusione è autoevidente: la bretella è nel PRIT, quindi si può fare.
Cos'abbiamo voluto dimostrare con questo giochino? Semplicemente che se si sposta l'accento sulle forme della politica (ovvero sull'amministrazione), come forse obbligatoriamente (per il ruolo) fa Mazza, ci si espone al rischio di vederle de-formare e ri-formare in base alle esigenze di chi ha in mano gli strumenti per farlo, cioè nella fattispecie la giunta.
A meno che la nostra soddisfazione non debba riporsi tutta nell'ermeneutica, nel rallegrarci quindi che Rabboni abbia scritto “la bretella verrà proposta per l'inserimento nel PRIT” e non “se la bretella non sarà nel PRIT mi straccerò le vesti”. Potrebbe anche essere, questo di mettere in luce piccole contraddizioni e opportunismi e mezze verità, un modo di fare politica in modo onestamente moderato lavorando per il meno peggio.
Però noialtri si ambisce al meglio, già che siamo in ballo.
WB
Gitanti a Lama
Verranno da Xxkkkkk in allegre compagnie,
qualcuno lentamente, qualcuno a tutto yyy:
vedrai che ripresa del zzzwwww,
grazie alla nuova zzzxxyyy!
Wolf
(per una definizione di lucchetto si veda qui)
In realtà, un confronto con l’andamento dei valori relativi all’intero Comune di Marzabotto sembra piuttosto evidenziare come la dinamica dei prezzi di Lama di Reno sia strettamente dipendente dall’andamento generale del mercato piuttosto che da fattori idiosincratici connessi alla localizzazione degli immobili. (Pagina 6 dell'allegato 5 delle Valutazioni Integrative presentate da Dufenergy nel sett.09)
A volte ciò che più immediatamente ci colpisce finisce per essere trascurato. Né nella prima, né nella seconda come nella terza o nella quarta e neppure nella quinta parte di “case e turbogas” sono riuscito a fare spazio a una considerazione sull'uso irriguardoso dell'aggettivo di idiosincrasia da parte di Dufenergy (e degli estensori di Valore Impresa). Quale potrebbe infatti essere il significato di “fattori idiosincratici connessi alla localizzazione degli immobili” se non un malcelato sfottò? Anche se, come al solito, c'è di più.
Parlare di idiosincrasia, una forte avversione verso qcs. o qcn., è un modo per ribaltare la percezione della responsabilità – come il famoso: senta! Perché ha messo un piede sotto il mio? Non sono io (Duf.) a venire a metterti un impianto nocivo sotto il naso, ma sei tu ad avere delle forti avversioni, allergie, antipatie, incompatibilità, insofferenze verso lo sviluppo (il nome commerciale degli impianti nocivi).
Ovvero, parlare di idiosincrasia passando per il linguaggio specialistico medico significa suggerire che qualcuno (i residenti costituiti in Comitato) stia manifestando una sensibilità patologica a determinate sostanze normalmente non dannose (di allergie o intolleranze si tratta, suppongo); e questa versione mi pare particolarmente antipatica, in quanto le sostanze che emetterà la Turbogas sono dannose.
Ma andiamo impietosamente avanti: come articolare la connessione (fattori... connessi con la localizzazione...) tra un umore e/o stato patologico e la localizzazione degli immobili?
Se l'idiosincrasia collettiva fosse legata davvero alla localizzazione saremmo infatti di fronte a un fenomeno davvero notevole: la gran parte della popolazione di una frazione vorrebbe essere altrove, e si trova a essere intollerante a vivere dove si trova ad abitare. Cosa forse comune in Palestina oltre qualche check-point, ma qui da noi del tutto inedita - almeno nel presente.
Per quanto riguarda la localizzazione degli immobili, poi, possiamo garantire che – a causa di una legislazione non particolarmente incentivante per le case mobili – essi sono, centimetro più centimetro meno, esattamente dove sono stati costruiti.
Quindi – per farla finita – non si danno fattori idiosincratici legati alla localizzazione degli immobili.
Ci sono, semmai, dei fattori inquinanti legati all'imposizione della Turbogas.
Ma ovviamente, come al solito, non è di questi che la valutazioni integrative parlano.
WB
(si vedano la prima, la seconda, la terza e la quarta parte).
In Valle del Reno, Emilia, Nord Italia... possiamo ragionevolmente ipotizzare che ogni possibile fonte di ricchezza sia sfruttata al massimo: non mi pare si possano reperire aree sottoutilizzate di alcun tipo; negli ultimi anni abbiamo poi assistito al tentativo politico-imprenditoriale di spremere da ogni terreno una vocazione all'edificabilità.
Nonostante una certa uniformità nelle scelte amministrative (nessun esperimento di “crescita urbana zero”, neppure tardivo), gli esiti a livello economico e sociale sono stati differenti: Vergato e ancor più Riola hanno manifestato tratti di banlieuizzazione, Marzabotto capoluogo un minor dinamismo - mentre Lama di Reno è tutta un'altra storia.
Al di là delle glosse al contenuto dell'allegato 5 (qui la prima, la seconda e la terza parte), è pacifico che su Lama di Reno gravi un grosso rischio riguardo la vendibilità e, soprattutto in prospettiva, la valutazione dell'immobile. Si tratta di una situazione che potrebbe anche sciogliersi, diluirsi e ammorbidirsi nel tempo (per abitudine, sfinimento, o sopravvenuta ignoranza) – ma nell'orizzonte che possiamo vedere oggi esiste ed è innegabile. Tanto innegabile da costringere Dufenergy a parlare d'altro nel testo analizzato (dell'inquinamento cessato con la chiusura definitiva della Cartiera, in particolare).
Per inquadrare almeno un po' a livello teorico ciò che sta accadendo, dobbiamo riconoscere nell'abbattimento dei valori immobiliari

(links alla prima e alla seconda parte) Le parti in corsivo e tra virgolette sono le conclusioni di Dufenergy; a mo' di panettone salato trovate tra un capoverso e l'altro i miei commenti.
Pagina 11 dell'allegato 5, cap. 8 “conclusioni”:
“Nel presente lavoro è stata esaminata la relazione tra andamento dei valori immobiliari e variazione delle emissioni inquinanti nei casi della cartiera di Lama di Reno e del centro storico di Bologna.”
Vero, a modo vostro l'avete fatto. Ma vorrei sapere: è una cartiera quella che volete aprire a Lama di Reno, visto che vi (pre)occupate tanto delle emissioni delle cartiere? Cacchio, non avremo mica perso del tempo su di un qui pro quo?

(continua da qui)
Di fatto e in generale, l'allegato 5 Dufenergy, rispetto al timore di caduta dei valori immobiliari a Lama, fa due cose:
Uno se le canta e se le suona da solo, dopo aver deciso in solitudine che brano eseguire e anche quale recensione scrivere al concerto;
Due: parla d'altro.
Dufenergy sostiene che, in alternativa:
1) i prezzi delle case potrebbero anche in via teorica (cosiddetta “prima considerazione”) dipendere dalla qualità dell'aria, ma siccome i prezzi delle case a Lama non sono saliti dopo la chiusura della cartiera, allora non scenderanno dopo l'apertura della centrale turbogas;
2) oppure che non ci sia relazione tra inquinamento e valori immobiliari.
In realtà la motivazione per cui 1 è falsa non rende 2 vera!
Il documento prosegue citando il caso di Bologna (pag. 9): “una seconda analisi effettuata al fine di ricercare una evidenza empirica della correlazione tra emissioni inquinanti e valori immobiliari prende in considerazione i dati dei prezzi immobiliari del centro storico di Bologna. L’obiettivo è osservare come sono variati i valori immobiliari a seguito della chiusura del centro storico alle automobili, mediante un sistema elettronico di controllo degli accessi, e della relativa riduzione di emissioni inquinanti.”
Di nuovo premesse debolissime e un'analisi fatta nello specchietto retrovisore.
Di nuovo parlano di un'ipotetica valorizzazione immobilare per fine di una fonte inquinante “storica”, e la evocano solo per poter dire di non averla trovata, e non rispondono ai fondati timori di svalutazione per inaugurazione di un nuovo impianto nocivo.
Di nuovo citano un caso di dis-inquinamento molto fantasioso.
Chiunque frequenti Bologna sa bene che nessuno dei provvedimenti messi in campo per la limitazione del traffico privato ha mai raggiunto lo scopo; si dice che nel periodo di picco dei prezzi petroliferi (2007) fosse diminuito in generale il traffico ma niente di più.
A Bologna l'aria era ed è a oggi irrespirabile; un acquirente che decidesse di poter pagare di più quell'appartamento (quindi: valorizzazione) in centro perché è stata messa in atto una chiusura del centro storico alle automobili, mediante un sistema elettronico di controllo degli accessi, e [ne deriverà] una riduzione di emissioni inquinanti è un marziano o un cretino, visto che è da un famoso referendum cittadino degli anni ottanta (non ricordo la data precisa) che si parla di drastica limitazione del traffico privato, e mai la si attua.
Quindi non c'è da stupirsi che Dufenergy verifichi “dai dati riportati in tabella [che] non si evidenzi un aumento dei valori immobiliari successivamente alla chiusura degli accessi delle automobili al centro storico” Vi meravigliate voi di questo? Che diavolo c'entra con una Turbogas a Lama di Reno?
Wolf Bukowski
(Continua)

Il Comune di Marzabotto, peraltro in spiacevole ritardo (interrogazione di Morotti al Sindaco e risposta), ha rese pubbliche le (ennesime) integrazioni volontarie nell'ambito della procedura di VIA per il progetto di Centrale Turbogas di Lama di Reno, presentate dal proponente Dufenergy Italia Spa. Il Comitato No Turbogas è al lavoro per presentare le (contro) osservazioni, nel tempo ridotto che rimane. Sperando di fare cosa utile, ho analizzato l'allegato 5 di Dufenergy “Valutazione dell'impatto della centrale turbogas di Lama di Reno sui prezzi degli immobili”.
Il documento Dufenergy (redatto da Valore Impresa) si presenta come risposta a “preoccupazioni circa le conseguenze negative che la costruzione della centrale potrebbe avere sui valori immobiliari dell'area”emerse nel corso dell'istruttoria pubblica tenutasi nell'ambito della procedura di VIA. L'analisi proposta da Dufenergy “si sviluppa a partire dall'evidenza empirica disponibile. La prima considerazione si basa sull’ipotesi che, se effettivamente esiste una correlazione inversa tra emissioni inquinanti e valori immobiliari, allora così come un aumento delle emissioni inquinanti induce una diminuzione dei valori immobiliari, ad una riduzione delle emissioni inquinanti deve corrispondere un aumento dei prezzi degli immobili. La seconda considerazione svolta ipotizza invece tale correlazione non sia così forte, se non nel breve periodo, e che il prezzo degli immobili sia invece determinato principalmente dall’andamento generale del mercato” (dalla premessa, titolata i problemi metodologici, pag 4; non si tratta in realtà di due considerazioni, come scrivono, ma di due esiti diametralmente opposti di una stessa valutazione. Lo segnalo non per pedanteria, quanto per rendere più leggibile il documento - risparmiando a voi il tempo che ho impiegato a decodificare questo uso scivoloso di considerazione).

Erst kommt das Fressen, dann kommt die Moral
(prima viene il mangiare, poi la morale)
Brecht, nell'Opera da tre soldi
C'è un testo di Pallante, circolato ampiamente in rete negli ultimi anni, che parla di yoghurt. La tesi, se non avete voglia di leggerlo tutto, è più o meno questa: se una massa critica di persone comincia a farsi lo yoghurt in casa, questo genera una riduzione delle attività industriali e dei trasporti connessi alla produzione e distribuzione dell'alimento – diminuendo inquinamento e traffico; e in più chi autoproduce spenderà meno e di conseguenza avrà bisogno di lavorare meno e ciò diminuirà l'inquinamento e il traffico generato dal proprio, di lavoro. Infine, possibile corollario, ci sarà meno occupazione ma meglio distribuita, il PIL calerà ma il benessere degli individui crescerà per il minore stress e la soddisfazione del fare qualcosa di pratico.
Trovo questo argomentare superficiale e un po' spocchioso, e ho sempre sostenuto per contro che vi sia una prevalenza degli elementi di struttura – insomma che il sistema (liberista nella sua ultima incarnazione consumista) non possa essere rallentato o modificato dalla semplice iniziativa individuale, né dalla somma delle iniziative individuali - anche quando queste superassero la soglia di una sparuta testimonianza.
L'operaio o l'impiegata precari (o no, la differenza va progressivamente scemando), magari pendolari, stretti tra un mutuo e la necessità di pagare una baby-sitter o di saldare il debito per la macchina indispensabile a raggiungere un luogo di residenza o di lavoro lontano da mezzi pubblici – ecco questi, per fare un esempio di qualcuno che da meno stress avrebbe solo da guadagnare, probabilmente non possono né possono permettersi di contrarre i propri tempi di lavoro, e di conseguenza neanche di autoprodurre alcunché. Poi ci sono situazioni più sfumate, d'accordo – ma la sostanza mi pare quella.
Inoltre l'autoproduzione di conserve o prodotti fermentati in casa è in sé virtuosa, ma non ha punti di contatto diretti con la normatività e l'oppressività della struttura – tende piuttosto a eluderla; Pallante poi, sopravvalutando l'importanza del vasetto, finisce per riproporre la teoria economica classica secondo la quale la somma delle attività individuali andrebbe a comporre il bene comune, pur ipotizzando un carburante diverso da quello dell'egoismo. Il barattolino di marmellata o la bottiglia di passata di pomodoro fatti e consumati in casa sono sicuramente sterilizzati, ma quanto a impatto sociale, politico e comunicativo restano piuttosto sterili.
Non così invece quando il prodotto trasformato viene messo in circolazione, in vendita, e questo scambio economico viene valorizzato come atto politico esplicito – come avviene nei mercati dei produttori agricoli associati in Campi Aperti (Xm24, VAG e Via Udine, tutti a Bologna) con la campagna Genuino clandestino.
Si tratta di una “campagna per la libera lavorazione dei prodotti contadini che nasce per informare i cittadini riguardo a un insieme di norme ingiuste che, equiparando i prodotti contadini trasformati a quelli delle grandi industrie alimentari, li rende fuorilegge. Pane e prodotti da forno, vino, conserve, farine e granaglie, pasta fresca, uova, miele e prodotti da erboristeria: alcuni di questi beni venduti presso i mercati dei produttori biologici di Bologna sono illegali secondo gli attuali regolamenti sanitari nazionali. La legge italiana, infatti, impone a chiunque si occupa della trasformazione di prodotti alimentari di dotarsi di laboratori che rispettino determinati standard di dimensioni e materiali. Standard stabiliti tenendo in considerazione le grandi aziende agroalimentari, che però ignorano e dunque penalizzano le realtà contadine come quelle di Campi Aperti, legate a piccole produzioni biologiche, sane e di alta qualità, ma in difficoltà al momento di affrontare la spesa della messa a norma di un laboratorio.”
Questi produttori, con il loro porsi in una posizione di assoluta trasparenza e fuori dall'ossessione legalitaria, seminano un campo di temi fondamentali per il nostro presente e futuro, in cui possiamo (rac)cogliere: la pretestuosità di una buona parte delle normative igieniche, l'ipernormazione del settore agroalimentare tutta sbilanciata a favore della Grande Distribuzione Organizzata, lo strangolamento della piccola attività economica e le illusioni spacciate dalle organizzazioni di settore. E ancora: la rilocalizzazione e la costruzione di filiere corte come unica possibile alternativa alla cronicizzazione della crisi; per tacer poi del consumo di suolo a scopi edificatori e del problema di accesso alla terra che proprio la speculazione edilizia genera.
Su qualcosa Pallante ha in definitiva ragione: la questione dello yoghurt si fa politica, e la politica deve partire dalle condizioni concrete di vita e di produzione. Che è poi il percorso nostro e di questi contadini, tutto in salita e portato avanti proprio mentre la politica ufficiale si autoaffonda invertendo la constatazione materialista di Brecht citata in epigrafe, e fraintendendo per sovrappiù morale con moralismo.
Wolf Bukowski

È cresciuta di notte, come un herpes sul labbro.
(Gravis, riferendosi alla pianta carnivora
in La piccola bottega degli orrori, 1960)
Il PD è il partito degli apprendisti stregoni. Credono di poter controllare gli eventi e dettare l'agenda e invece si infilano continuamente in vicoli ciechi; seguono pulsioni regressive in modo acritico per poi scoprirsene vittime. Lo sciatto moralismo che sembra essere il principale motore del loro antiberlusconismo, illuminato in modo impietoso dal caso Marrazzo, non è che l'esempio più evidente e recente.
Raccolta la talea di bretella chissà dove e chissà quando, l'hanno fatta crescere, concimata e vezzeggiata – per poi trovarsi imbarazzati dalla sua rigogliosa esuberanza. Speso denaro pubblico per lo studio di fattibilità, l'hanno sbandierato come se contenesse la chiave della percorribilità dell'opera e solo dopo hanno realizzato che quella decuplicazione dei transiti proiettata su cinquant'anni non corrispondeva affatto a un assegno pagabile al portatore. Intanto la destra, che dell'opportunismo fa una fede, reclama l'opera; la sinistra-di-governo non può e non vuole ammettere di essersi sbagliata e così imbastisce una strategia di mera comunicazione e scarso spessore per gettare la croce sul governo nazionale – che nel frattempo si è lasciato scappare di mano (a mio parere per subalternità alle idee della destra e dei conformisti think-tanks di cui si sono circondati).
L'incontro di Porretta, di cui parlo per la terza volta per la grande densità di contenuti appena appena celati sotto la superficie, fa parte di questa manovra di sganciamento il cui la cui punta formale potrebbe essere questa interrogazione dell'On. Benamati (qui il testo completo):
Interrogazione a risposta scritta 4-03801, presentata da GIANLUCA BENAMATI martedì 28 luglio 2009, seduta n.210
Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
Per sapere - premesso che:
(...) la Provincia di Bologna, con il supporto della Regione Emilia-Romagna nell'ambito delle possibilità offerte dalla legge n. 30 del 1998, ha elaborato uno studio di fattibilità di un collegamento autostradale Setta-Reno («Passante») che, dipartendosi dall'autostrada in un punto della Valle del Setta prossimo alla località Rioveggio, si dirige verso la Valle del Reno attestandosi in un punto poco più a sud della città di Vergato (Bologna);
la Regione Emilia Romagna e la Provincia di Bologna, nei limiti delle loro competenze sembrano disponibili a supportare un percorso volto alla realizzazione di tale opera infrastrutturale di collegamento autostradale: [chiede]
quali iniziative intenda assumere per l'auspicata realizzazione di questo intervento infrastrutturale e per favorire l'attivazione della procedura di ricerca del proponente concessionario tramite Anas considerata l'importanza strategica che questa opera riveste per tutto il sistema dell'Alta e Media Valle del Reno e per un'ampia parte della Provincia di Bologna.
In effetti tra i compiti istituzionali di Anas troviamo la costruzione di nuove strade ed autostrade, anche a pedaggio, sia direttamente che mediante concessione a terzi, come pure la vigilanza sull’esecuzione dei lavori di costruzione delle opere date in concessione e controllo della gestione delle autostrade e la realizzazione e partecipazione a studi, ricerche e sperimentazioni in materia di viabilità, traffico e circolazione. Ricordiamo che Anas, nonostante sia una Società per Azioni, è interamente dell'azionista unico Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; mentre Autostrade per l'Italia è società detenuta da Atlantia, holding quotata in borsa, ed è un'impresa in cui le persone cooperano per progettare, costruire e sviluppare una rete autostradale funzionale allo sviluppo sociale ed economico del Paese, garantendo sicurezza e mobilità – che agisce da concessionaria per Anas. Correttamente quindi Benamati tira in ballo quest'ultima; senonché la Finanziaria 2010 non prevede stanziamenti per l’Anas per il 2010; ciò – secondo Buzzetti presidente dell'ANCE – provocherà il blocco della regolare attività dell’ente, con gravi conseguenze sullo sviluppo e sulla manutenzione di tutta la rete stradale (fonte).
La pianta carnivora del film che ho citato in epigrafe è cresciuta fino a minacciare l'intera Piccola Bottega: come liberarsene senza perdere la fama di bravi fioristi? Come farlo senza fornire un formidabile pretesto propagandistico alla destra? Come evitare di esserne divorati similmente al povero Seymour? La soluzione, non brillantissima, sembra essere: suonare il campanello all'Anas, se aprono convincerli a prendersi il vegetale – se non aprono lasciarlo lì sullo zerbino e dirsi che in fondo si è fatto tutto il possibile.
Ovviamente sono presenti anche altre possibilità sia sul piano intepretativo che su quello sostanziale. Le vedremo presto, ma non prima di aver analizzato un concetto istituzionale davvero inedito che fa capolino nell'interrogazione di Benamati: l'avete notato?
Wolf Bukowski
Nella foto (2007), la golena del Setta desertificata per la costruzione della variante di valico alla Puzzola di Grizzana: vegetazione e politica anche qui.
Quello che segue è l'intervento di Marilena Fabbri, vicepresidente gruppo PD in consiglio provinciale ed ex sindaca di Sasso Marconi (e possibile candidata, almeno stando al Carlino, alla segreteria provinciale del PD) all'incontro di Porretta dell'otto ottobre. Evito di mettere tutta la deregistrazione in corsivo per conservarne una migliore leggibilità; le annotazioni tra quadre sono mie.
(...) alcuni dati: verificare la fattibilità di un collegamento diretto... per capire se è fattibile tecnicamente, due se è sostenibile sul piano ambientale, tre quanto costa, perché non possiamo comunque negarci che ci sono cose che non si possono fare, cose che si possono fare e costano il giusto, cose che si possono fare e costano una follia (...) Il costo indicativo è sui 350/400 milioni di euro che è una cifra importante: alcuni termini di paragone, mediamente i costi a km sono due, 5 milioni a km; il nodo di Casalecchio che è piccolo, tre km, però ha una sua complessità – tutto l'interramento della ferrovia e la nuova Porrettana siamo sui 212 milioni di euro quindi molto meno di questo nodo (sic). (...) e per fare invece il raffronto con una opera importante: l'allargamento di...
Sulle pagine a distribuzione gratuita della Gazzetta dell'Appennino di settembre-ottobre 2009, in un articolo che riprendeva la questione della bretella, si comunicava di un “incontro, che si terrà giovedì 8 ottobre alle ore 18 presso la sede PD di Via Mazzini 184 a cui sono stati invitati i rappresentanti delle associazioni di categoria e del Comitato Setta-Reno (sic)”.
E'sulla base di questa indicazione che mi sono recato a luogo e ora precisati, convinto senza alcuna malizia si trattasse di un incontro pubblico. Mi sbagliavo? Sembra di sì.
Su Il domani di Bologna del 10 ottobre 2009 Simone Contro segretario territoriale PD (un vero entusiasta della bretella! Spero stavolta di non sbagliarmi) parla di «un incontro “chiuso” al quale abbiamo invitato le associazioni di categoria e il presidente del Comitato per la realizzazione dell'infrastruttura Giovanni Zaccanti.»
Il fatto che un incontro ”chiuso” fosse stato convocato a mezzo stampa, che non fossero stati chiesti inviti a nessuno né fosse stata bloccata la lista degli interventi; che fuori dalla sala si distribuisse questo volantino di Rifondazione e che sempre all'esterno comparisse un elegante Salomoni in completo grigio quasi perla (il clima tardo-estivo lo permetteva) suona estremamente strano. Non è l'unica stranezza, come vedremo – anche se poi tutto si risolve nella solita sbobba bipartigiana. Ma da cosa derivasse l'insistenza sulla riservatezza o meno dell'incontro non riuscivo a capirlo.
Qualche giorno dopo avevo parcheggiato la macchina a Vergato (dove, checché se ne dica, si trova quasi sempre parcheggio se si accetta di fare qualche decina di metri a piedi). Tornandovi, ho trovato sotto il tergicristallo destro un volantino del PDL vergatese dal titolo: la Bretella autostradale è per caso “rossa” o davvero non ha colore? Dopo aver dato notizia dell'incontro di Porretta il volantino prosegue: faccio (sic) presente che sulla stampa era stato dato grande rilievo a questo incontro per cui NOI che già da anni ci stiamo impegnando a fondo per indurre Regione e Provincia a realizzare il Progetto di Fattibilità [“progetto di fattibilità”? cos'è? Un errore, una chimera o il sogno degli entusiasti delle grandi opere: un progetto tanto al chilo, purché l'opera si faccia in fretta?] con banchetti, raccolte firme, interrogazioni, convegni ecc. ecc., avremmo voluto partecipare e portare il nostro contributo anche perché siamo in attesa a giorni di un incontro con il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli […] ma ci è stato impedito di partecipare perché, a quanto pare, la bretella non è vero che è di tutti: sembra sia solo “loro” (se mai verrà realizzata c'è da aspettarsi che il pedaggio sia differenziato per i possessori di tessera PD!). Siamo convinti che le forze di tutti debbano essere unite nell'impegno di giungere davvero alla realizzazione della bretella. Si tratta di un'opera troppo importante per tutti noi e non deve sottostare alle logiche di partito.
Come conclude invece Simone Contro del PD – insomma per così dire, cosa trovo sotto il tergicristallo sinistro della mia autovettura? Questo: «Serviranno approfondimenti, ma è importante andare avanti. Sarà utile un'azione congiunta, bipartisan, dei parlamentari bolognesi dei due schieramenti.»
Che armonia dunque dietro la fugace apparenza di un'amicizia incrinata! La questione della chiusura o meno dell'incontro era quindi semplicemente di quelle tipiche degli anni più verdi: chi invitare o no alle feste di compleanno.
O c'è dell'altro? Lo vedremo tra un paio di giorni quando pubblicherò la deregistrazione del primo intervento dell'incontro “a porte socchiuse” dell'otto ottobre.
Wolf Bukowski
Nella foto: il tavolo degli oratori l'otto di ottobre a Porretta.
Quelle del titolo sono definizioni del sostantivo inglese party.
Il mio google-alert dedicato alla bretella Reno-Setta è improvvisamente uscito dall'abituale torpore, o dall'autoreferenzialità che manifestava rimandandomi links a miei noiosi articoli.
Il risultato del nuovo harvesting (come dicono gli informatici) mi informa che c'è qualcuno che ha fatto un'inversione a U in autostrada. Me ne sono accorto, ma visto che il nemico del mio nemico è (almeno provvisoriamente) mio amico non emetterò la dovuta sanzione al Consigliere Provinciale Giovanni Venturi, di Comunisti Italiani & Rifondazione, per la manovra azzardata che l'ha portato a passare da ala sinistra del Comitato pro-bretella Reno-Setta a oppositore del progetto. Qui trovate il colpo di sterzo decisivo, motivato con il fatto che più di un anno fa […] non eravamo in piena crisi socio-economica, ma soprattutto, per quanto [lo] riguarda er[a] d’accordo sull’opera ma in un quadro generale completamente diverso da quello attuale. Evidentemente il Consigliere pensava che lo sviluppo a ritmi forzati trainato dal settore edilizia & costuzioni (e credito facile) potesse andare avanti indefinitamente, e non ha azzeccato proprio per niente lo scenario.
Ma sempre non gli va così male. Venturi infatti nella stessa dichiarazione sopra linkata prevede che qualcuno poco informato dei fatti salt[erà] fuori dicendo: il Consigliere Provinciale del PdCI Giovanni Venturi ha cambiato idea […]; ecco io mi chiedo come possa il Consigliere Venturi avermi letto nel pensiero, visto che stavo proprio per scrivere che colui che avevo definito, mi sembra a ragion veduta, un entusiasta della bretella aveva cambiato idea. Come poteva saperlo?
Dunque un pareggio uno a uno per le facoltà divinatorie del Venturi. Che facciamo, ci fidiamo o no dei suoi numeri del lotto?
Wolf Bukowski
Nella foto: Lavori della variante di valico a la Quercia, Marzabotto.
Alzi la mano chi ha passato anni della sua vita in questa parte del vasto mondo e sia privo di ricordi che per scenario abbiano quello dei lidi ferraresi. Anch'io che li ho scoperti molto tardi posso enumerarne diversi - e di seconda mano poi una pletora, avendo raccolto involontariamente storie di case di zanzare di attività commerciali di disgrazie di gite di noia e ribellione - e ca va sans dire d'amore.
Proprio lo scorso luglio notavo, i piedi a mollo nell'Adriatico, come la morsa del cemento avesse fatto scempio definitivo di Estensi – mentre Spina si lasciava ancora guardare senza esserne altrettanto feriti. In verità dalla mia postazione di bagnante vedevo accadere più da presso altre cose, chiudersi morse più rapide e contingenti: quelle che le forze dell'ordine stringevano attorno ai modesti commerci degli ultimi. Osservavo infatti le bianche jeeps della polizia municipale pattugliare le spiagge per stanare l'infido venditore di bandanas e braccialettini, insomma per battere quella che i giornali chiamano la piaga dell'abusivismo. Perché pare che siano questi pericolosi spacciatori di chincaglierie a danneggiare il regolare commercio al dettaglio, e non i centri commerciali o le speculazioni sugli affitti o la contrazione del reddito disponibile delle famiglie causata dal cosiddetto boom immobiliare: no no, quelli che c'entrano?
Ma alziamo di nuovo lo sguardo e cerchiamo tra i palazzi, dannatamente alti a Estensi e in generale più contenuti a Spina, aree di verde. Facciamolo in fretta, perché alcune di quelle zone alberate, rimaste chiuse in un assedio tra palazzi non sono più ritenute meritevoli di tutela – come se il trovarsi fuori da una fascia o sistema boschivo fosse una colpa e non un merito da premiare con particolari attenzioni.
Ciò che sta succedendo è grossomodo questo: la Provincia di Ferrara, a fronte di ricorsi di proprietari dei terreni in questione (in Lido degli Estensi nell'area limitrofa alla chiesa e in Lido di Spina in Via Giorgione e in Via Giordano), nel timore di risultare soccombente a un giudizio del TAR, ha rimosso per infondatezza i vincoli paesaggistici ex leg(g)e Galasso fino lì applicati in PTCP in quanto le pinete si trovano in area urbana di tipo B e non, come si diceva, in una fascia boschiva. Venendo a mancare la tutela sovraordinata il Comune di Comacchio può rendere edificabili le aree, cosa che pare si appresti a fare (si dice, qui, addirittura rilasciando una concessione edilizia prima di approvare la specifica variante al PRG).
Insomma, nient'altro che normali pratiche che gli amministratori sono abituati a trattare senz'alcun contraddittorio, il più delle volte senza neanche un'opposizione politica formale – chi osa mettersi di traverso quando si tratta di sviluppo, e dell'unico settore economico che ha fatto la differenza a partire dal 2001, ovvero l'edilizia? Quasi nessuno. Con qualche eccezione.
Credo che per un amministratore, in questi anni di convergenze bipartigiane, incappare in un comitato di cittadini deciso, e intenzionato a fare inchiesta e informazione (come questo raccoltosi attorno alla Parrocchia di San Paolo a Lido Estensi) sia una cosa sgradevole come per un paziente scoprire di avere una sindrome rara di quelle del Doctor House: perché doveva capitare proprio a me? Sollevare un polverone burocratico che confonda motivazioni, azioni, responsabilità è quasi un riflesso condizionato ed è la più comune reazione, nell'immediato. Messo di fronte alla portata sostanziale delle scelte amministrative il politico pare smarrirsi, perdere le certezze connaturate al ruolo e riconoscersi improvvisamente passacarte e notaio, come sembra fare la Presidente Zappaterra in questo intervento. Ma allora la cifra del politico, della sua azione, dov'è?
Se i prodotti che trovano la propria ragione di esistere proprio nella mancanza del loro nucleo d'identità – caffé decaffeinato, sigarette per smettere di fumare, birra analcolica e così via - sono talvolta dannosi e sempre sciapi, il politico depoliticizzato è l'una e l'altra cosa. Ma a fronte di istituzioni che ci fanno gridare, come Homer Simpson di fronte alla galletta di riso, “gusto, dove sei?” si sta sviluppando un protagonismo popolare che – quando saprà riconoscere fino in fondo la propria centralità – potrà indicare la strada e usando con sapienza la pertica come si fa nelle valli di Comacchio, traghettarci fuori da questo disastro.
Wolf Bukowski
La raffinata immagine è del comitato, che spero non me ne vorrà per averla usata; il loro blog è quello linkato nel penultimo collegamento, vi invito a visitarlo. Grazie ad Annalisa per la segnalazione.
L'appetibilità economica della bretella Reno-Setta per i possibili investitori privati, come pure la sua presentabilità politica (in particolare in caso di prevalente investimento pubblico) sono ancorate all'aumento esponenziale dei transiti, a partire da quei 6833 di cui ho parlato qui.
Non a caso lo studio di fattibilità dedica ampio spazio alle proiezioni di traffico. Queste proiezioni sono di certo la parte più ideologicamente connotata di quel documento, e tradiscono un ottimismo quantomeno incauto nei confronti dello sviluppo economico. Nel quadro, peraltro, di un modello di crescita pienamente novecentesco nutrito di cemento e idrocarburi.
Lo studio dice ciò che i politici bipartisanamente volevano sentirsi dire, ovvero che il traffico sarà tanto vivace da rendere opportuna la realizzazione dell'opera. Che poi questi siano gli stessi amministratori che ai convegni sulla mobilità affermano di sostenere in modo prioritario il trasporto collettivo è una contraddizione a cui siamo purtroppo abituati. Ma veniamo ai dati. Lo studio calcola questa progressione del traffico su tre grossi steps (TGM è sempre il Traffico Giornaliero Medio):
Nel 2022, anno di inizio della gestione, considerando un aumento medio del traffico autostradale “i” del 3.5 %, si avrà un traffico giornaliero medio pari a : TGM2022 = TGM2007 (1+i)t = 11`447 veic/g
Nel 2037, dopo 15 anni di gestione, si assume un incremento medio annuo del traffico autostradale “i” del 7%, considerando lo sviluppo produttivo e turistico che la nuova infrastruttura avrà prodotto; pertanto si avrà un traffico giornaliero medio di: TGM2037 = TGM2022 (1+i)t = 31`582 veic/g
Infine, nel 2062, anno di termine della gestione e della concessione, si prevede un aumento medio del traffico autostradale “i” del 3%, inferiore a quello degli anni precedenti in considerazione della stabilizzazione dello sviluppo produttivo realizzatosi. TGM2062 = TGM2037(1+i)t = 66`130 veic/g
Compresi i passaggi intermedi, abbiamo quindi:
|
Anno |
2007 |
2022 |
2032 |
2037 |
2042 |
2052 |
2062 |
|
TGM |
6.833 |
11.447 |
22.518 |
31.582 |
36.612 |
49.204 |
66.126 |
Per visualizzare l'imponenza della progressione prevista l'ho resa graficamente come segue:

Mi sono chiesto più volte da che tipo di valutazioni sortissero queste percentuali di incremento, apparentemente campate in aria. Invece hanno dei precedenti – anche se non dichiarati esplicitamente ma con cifre troppo simili da rappresentare un caso.
Implicano una partenza che ripropone per dinamica quella di anni di vacche piuttosto grasse che ancora ricordiamo bene: il 3,6% è l'aumento del traffico industriale (2,7 il privato) medio annuo nel decennio 1995-2005, ed è 3,5% quello previsto per i primi 15 anni di bretella.
Appresso: dopo questi anni di benessere ma senza slanci è finalmente ora del boom automobilistico: il 7% di crescita annua dal 2037. E qui il precedente è da cercarsi negli anni successivi al 1968. La fonte di questi dati è qui, sul sito della confederazione imprenditoriale del settore del trasporto.
Dunque si pensa che al 2037, considerando lo sviluppo produttivo e turistico che la nuova infrastruttura avrà prodotto, potrà generarsi un incremento di traffico pari a quello degli anni del boom della motorizzazione di massa. Quale fonte di energia alimenterà il sottostante nuovo miracolo economico, quale territorio accoglierà i nuovi insediamenti, quale acqua nutrirà persone e industrie? Un incremento di quella portata è pura fantasia – e per quanto mi riguarda anche macabra perché, se il traffico ha una relazione con la crescita del PIL e questa con l'antropizzazione del territorio (e questi rapporti ci sono, scolpiti nel marmo della realtà fattuale), sarebbe una lapide definitiva sulle valli del Reno e del Setta. Ma vedremo presto cosa hanno in mente i politici che ancora rilanciano la bretella, anche su come incrementare davvero i transiti non limitandosi solo a pregare per un nuovo boom economico.
Wolf Bukowski
Nella foto, particolare di un'affissione pubblicitaria di concessionaria automobilistica austriaca, il cui claim recita: circa 50.000 automezzi, di più non ce n'è! Noi invece sappiamo che sbagliano...